Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide poste dall'attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall'esplosione dell'Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica:
noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.
Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:
- non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio
generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali;
- non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell'università pubblica negli ultimi 30 anni;
- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi “all'americana” attraverso lo strumento del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il fallimento di un sistema fondato sull'indebitamento – richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;
- completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università pubblica
prefigurando, quindi, un'università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l'entrata dei privati negli organi di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi diano nessun contributo alla crescita dell'università;
- restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;
- nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell'università dietro il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone; la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università. In assenza di tali garanzie, nel contesto Italiano, l'insistenza da parte governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto per i precari. La retorica dell'efficienza e della meritocrazia altro non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per stratificare e declassare la forza lavoro.
Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l'ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa di una assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l'emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l'attacco mosso da governo.
In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull'Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall'attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L'attacco alla Scuola e all'Università al quale stiamo assistendo è parte di un'aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.
Non è un caso se l'Onda ha fatto breccia nell'immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell'Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l'accesso pubblico all'università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l'accesso e per la qualità del sapere, per l'abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d'ingresso, percorsi d'eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.
Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l'accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all'intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle
prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.
Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all'ordine del giorno nazionale l'elaborazione di un nuovo sistema di welfare all'altezza delle sfide della società della conoscenza. Si propone di:
- organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre;
- in occasione dell'11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e assediare il
Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;
- assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;
- organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza, coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l'accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.
Assemblea nazionale dei precari e degli studenti
Roma, 20/11/2009
mercoledì 25 novembre 2009
mercoledì 18 novembre 2009
Riprendere la parola, rilanciare il movimento
Appello per un'assemblea nazionale a Roma a “La Sapienza” venerdì 20 Novembre.
Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato
in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola.
E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha
congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo
le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha
saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e
privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è
dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca,
già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del
2005.
La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa
(ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola –
29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche
per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei
tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla
Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di
euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più
carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole
sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva.
Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a
partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla
governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive
di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi
collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di
amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino
del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il
prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito
individuale in sostituzione ai diritti comuni.
Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo
viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a
tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi,
dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti
da professore associato, in concorsi locali e notoriamente
“meritocratici” ma in realtà profondamente opachi , i cui criteri
restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In
generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso
nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene
assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano
l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i
contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di
docenza GRATUITI. Per un altro verso si riduce lo spazio per la
ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell'università
pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la
didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun
incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno
assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a
quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale
confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133
che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno
che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del
precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato
della ricerca lo moltiplica all'infinito.
È chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si
definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione
dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso.
Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di
difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal
nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli
e del DDL che ne è diretta espressione. Pretendere di finanziare
questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può
vincolare l’università italiana alle trovate della finanza creativa
del ministro dell’economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si
spende meno dell’1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede
alcun incremento.
Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per
confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire
una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si
limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in
cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per
rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a
lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi
anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a
immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.
A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole
rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20
novembre, alle ore 14 presso la Sapienza un'assemblea nazionale con il
seguente ordine del giorno:
1. Analisi del Ddl
2. Piattaforma delle rivendicazioni
3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali
Con questo appello riteniamo fondamentale coinvolgere nella
partecipazione e nel dibattito gli studenti e i precari della scuola.
Laboratori Precari - Rete dei dottorandi e ricercatori precari delle
Università di Roma http://laboratoriprecari.blogspot.com
Coordinamento Nazionale Precari della Ricerca-Flc Cgil
Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato
in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola.
E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha
congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo
le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha
saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e
privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è
dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca,
già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del
2005.
La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa
(ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola –
29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche
per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei
tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla
Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di
euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più
carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole
sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva.
Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a
partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla
governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive
di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi
collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di
amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino
del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il
prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito
individuale in sostituzione ai diritti comuni.
Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo
viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a
tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi,
dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti
da professore associato, in concorsi locali e notoriamente
“meritocratici” ma in realtà profondamente opachi , i cui criteri
restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In
generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso
nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene
assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano
l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i
contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di
docenza GRATUITI. Per un altro verso si riduce lo spazio per la
ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell'università
pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la
didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun
incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno
assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a
quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale
confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133
che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno
che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del
precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato
della ricerca lo moltiplica all'infinito.
È chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si
definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione
dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso.
Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di
difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal
nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli
e del DDL che ne è diretta espressione. Pretendere di finanziare
questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può
vincolare l’università italiana alle trovate della finanza creativa
del ministro dell’economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si
spende meno dell’1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede
alcun incremento.
Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per
confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire
una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si
limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in
cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per
rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a
lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi
anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a
immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.
A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole
rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20
novembre, alle ore 14 presso la Sapienza un'assemblea nazionale con il
seguente ordine del giorno:
1. Analisi del Ddl
2. Piattaforma delle rivendicazioni
3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali
Con questo appello riteniamo fondamentale coinvolgere nella
partecipazione e nel dibattito gli studenti e i precari della scuola.
Laboratori Precari - Rete dei dottorandi e ricercatori precari delle
Università di Roma http://laboratoriprecari.blogspot.com
Coordinamento Nazionale Precari della Ricerca-Flc Cgil
mercoledì 16 settembre 2009
Giornata Nazionale del Ricercatore Scientifico
I Precari Invisibili della Ricerca - UniCal insieme al Comitato di Ricercatori Precari dell'Università di Catania organizzano:
GIORNATA NAZIONALE DEL RICERCATORE SCIENTIFICO
Prima Edizione
“Ricerca & Precarietà”
Università degli Studi della Calabria
09/10 ottobre 2009
Maggiori dettagli sul sito web dedicato all'evento:
http://sites.google.com/site/giornataricercatorescientifico/
o sulla pagina web dell'Università della Calabria:
http://www.unical.it/portale/portaltemplates/view/view.cfm?14261
GIORNATA NAZIONALE DEL RICERCATORE SCIENTIFICO
Prima Edizione
“Ricerca & Precarietà”
Università degli Studi della Calabria
09/10 ottobre 2009
Maggiori dettagli sul sito web dedicato all'evento:
http://sites.google.com/site/giornataricercatorescientifico/
o sulla pagina web dell'Università della Calabria:
http://www.unical.it/portale/portaltemplates/view/view.cfm?14261
martedì 7 luglio 2009
SOLIDARIETA'
I Precari Invisibili della Ricerca e della Docenza dell'UniCal esprimono la propria solidarietà ai cinque studenti accusati di resistenza a pubblico ufficiale e radunata sediziosa in relazione alle proteste avvenute durante l'inaugurazione del nuovo Anno Accademico dell'UniCal.Il 15 Gennaio 2009 l'Università della Calabria riceve il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, per l'inaugurazione del nuovo Anno Accademico. E' un momento storico per la nostra Università, ma contrariamente al clima di festa e di partecipazione che spesso accompagnano le visite del nostro Presidente, l'Università della Calabria si presenta vuota per non dire desertica.
In una bella giornata di sole il Ponte Bucci non brulica di persone come al solito. Soltanto un imponente servizio d'ordine costituito da uomini della Polizia, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, della DIGOS, compresi i cecchini sui cubi, popola la nostra Università con l'ordine di impedire qualsiasi passaggio sui diversi livelli del ponte e intorno all'Aula Magna.Anche i Precari Invisibili della Ricerca e della Docenza dell'UniCal, quel giorno, insieme agli studenti, ai ricercatori e ai docenti, hanno colto l'occasione della visita del Presidente per esprimere in modo pacifico la propria indignazione per l'approvazione dei famigerati provvedimenti “contro” l’università pubblica approvati con fiducia blindata dal nostro Governo.I Precari della Ricerca hanno scelto di affidare ad una lettera la propria voce da far pervenire al Presidente Napolitano quale supremo garante dei principi fondamentali sanciti dalla Carta Costituzionale in particolare gli Articoli 3, 33 e 34 della Costituzione Italiana che sanciscono l'uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini, la libertà della ricerca e dell'insegnamento, l'istituzione di scuole statali per ogni ordine e grado e il diritto allo studio per tutti i cittadini.Nonostante fosse stato chiesto all'Amministrazione universitaria di far pervenire il testo al Presidente, ciò non solo non accadde ma anche lo stesso Quirinale fece sapere in una nota di non essere mai stato investito di tale compito da parte dell'Amministrazione universitaria!
A ciò si aggiunge che i Ricercatori Precari formalmente invitati a partecipare all'inaugurazione dentro l'Aula Magna sono stati identificati senza alcun reale motivo. Quindi niente da festeggiare e niente da inaugurare nello scenario militarizzato e inaccessibile dell'UniCal.Siamo in un clima di governance ormai autoritaria in cui non è consentito esprimere il proprio dissenso.E in Calabria? Quante scuole verranno chiuse? Quanti precari dovranno emigrare per lavorare e a quali condizioni?
Le scelte di questo Governo, che non investe nella conoscenza, che non investe sulle nuove generazioni, che reprime con la forza il sapere critico di cui le Università dovrebbero essere il terreno di coltura, si avventano come una scure sulle prospettive di futuro del nostro Paese.
Le Università Pubbliche riusciranno ad andare avanti con risorse sempre più esigue? Che fine farà l'investimento nella conoscenza delle nuove generazioni? Quale modello di sviluppo ci attende?Queste sono alcune delle domande che gli studenti, i ricercatori e i docenti precari, pongono da molto tempo senza trovare risposta.
La denuncia ai cinque studenti è una delle tante evidenze della regressione dei nostri tempi.I Precari Invisibili della Ricerca - UniCal
Nodo Calabrese dell’ONDA PRECARIA
(Docenti e Ricercatori Precari)
venerdì 1 maggio 2009
Consiglio di Facoltà di Ingegneria del 6 Maggio
Dopo 6 mesi di attesa e alcuni battibecchi con il Preside di Facoltà, ad ingegneria, siamo riusciti ad ottenere un consiglio di Facoltà UNICAMENTE destinato alle problematiche dei precari della ricerca.
Con questo post intendiamo invitare a partecipare i precari di tutte le facoltà che condividono gli stessi problemi, e soprattutto sensibilizzare i ricercatori e i docenti della facoltà di ingegneria ad essere presenti al consiglio affinchè il dibattito possa essere più esteso, democratico e proficuo possibile.
Con questo post intendiamo invitare a partecipare i precari di tutte le facoltà che condividono gli stessi problemi, e soprattutto sensibilizzare i ricercatori e i docenti della facoltà di ingegneria ad essere presenti al consiglio affinchè il dibattito possa essere più esteso, democratico e proficuo possibile.
martedì 21 aprile 2009
SOTTOSCRIVI ANCHE TU!
In data 24/03/2009, i Precari Invisibili della Ricerca – UniCal hanno formalmente richiesto al Senato Accademico dell’Università della Calabria di rimettere in discussione i criteri che sono stati utilizzati nella ripartizione tra le Facoltà del Fondo di Finanziamento straordinario per il reclutamento di ricercatori a tempo indeterminato, istituito dalla legge 296/06.La legge 296/06 art.1 comma 650 prevede che tale fondo fornisca la possibilità agli Atenei di bandire, previo cofinanziamento al 50% da parte dello stesso Ateneo, posti straordinari per il reclutamento di ricercatori per tre anni: “All'onere derivante dal comma 648 si provvede nel limite di 20 milioni di euro per l'anno 2007, di 40 milioni di euro per l'anno 2008 e di 80 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009”.
Tale fondo ha dato la possibilità all’Università della Calabria di bandire 20 posti per ricercatore nel 2008, 15 per il 2009 e un numero ancora da determinare per il 2010 e risultante dalla ripartizione del fondo tra le Università Italiane.
La ripartizione di tale fondo tra le Università Italiane è avvenuto sinora secondo i criteri contenuti nel Decreto Ministeriale MIUR n.565/07, il quale stabilisce che:
a) “fino al 20% del citato stanziamento le risorse sono assegnate in proporzione al peso percentuale di ciascun Ateneo risultante dall'applicazione del modello per la ripartizione teorica del Fondo di finanziamento ordinario alle Università (FFO), limitatamente alla quota relativa ai risultati delle attività di ricerca scientifica, tenuto conto delle rilevazioni CIVRVTR 2001/2003, come già stabilito nel DM n. 246 dell' 08.05.07;
b) per la quota residua le risorse sono assegnate ai predetti Atenei sulla base del numero totale degli studenti iscritti ai corsi di dottorato di ricerca, dei titolari degli assegni di ricerca, di cui all'art. 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997 n. 449, e al numero dei ricercatori di ruolo e a tempo determinato assunti presso l'Ateneo nel periodo 1 gennaio 2004 - 30 settembre 2007.”
Tali criteri, a parere dei Precari Invisibili della Ricerca – UniCal, muovono dal principio di premiare la produzione scientifica e, nella parte più rilevante, dalla presa di coscienza relativa all’annoso problema del precariato nel mondo della ricerca.
Tale interpretazione risulta avvalorata da tutta una serie di provvedimenti anti-precarietà presenti nella legge 296/06: stabilizzazione dei precari delle scuole (comma 605), dei dipendenti della pubblica amministrazione (comma 417), degli istituti zooprofilattici sperimentali (comma 566), del Corpo di Polizia e dei vigili del fuoco (comma 523).
I Precari Invisibili della Ricerca – UniCal durante l’incontro con il Rettore dell’Università della Calabria dell’11/03/2009, hanno avuto modo di sapere che, nel 2008 il Senato Accademico ha stabilito di ripartire il Fondo di Finanziamento straordinario per il reclutamento di ricercatori a tempo indeterminato alle Facoltà suddividendolo in parti uguali, in base al contributo delle singole Facoltà alla didattica e alla ricerca dell’Ateneo, mentre, per il 2009 tale suddivisione dovrebbe risultare per due terzi basata sul contributo della ricerca e per un terzo su quello della didattica.
I contributi di ricerca e didattica sono calcolati secondo lo schema classico di ripartizione del FFO, regolati dal Decreto Ministeriale MIUR n. 146/2004 e sono basati su:
a) domanda di formazione 30%: studenti iscritti al sistema universitario per ciascuna Università interessata nei corsi di laurea e di laurea specialistica relativamente la precedente Anno Accademico;
b) risultati dei processi formativi 30%: Crediti Formativi Universitari (CFU) acquisiti, nell’anno solare precedente, dagli studenti iscritti nei corsi di laurea e di laurea specialistica, nonchè il numero di soggetti che hanno conseguito un titolo nello stesso anno solare nei corsi di laurea e di laurea specialistica a ciclo unico e nei corsi del vecchio ordinamento pesato in base al ritardo nel conseguimento del titolo ed in base alla durata del corso;
c) attività di ricerca scientifica 30%, che considera:
− docenti di ruolo per l’anno accademico precedente, con peso 1
− assegnisti di ricerca (mesi uomo per l’anno solare precedente) con peso 0,6
− iscritti ai corsi di dottorato per l’anno accademico precedente con peso 0,8
− personale di ruolo dell’area tecnico-scientifica con peso 0,8
Tale criterio è modificato da due fattori correttivi, basati, rispettivamente, sulla partecipazione, con valutazione positiva, dei docenti delle università interessate ai bandi per i progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN) nel triennio precedente, e ai risultati ottenuti dal Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca (CIVR).
d) interventi di incentivazione 10%.
Tali criteri prevedono che il peso di dottorandi e assegnisti di ricerca sia inferiore all’unità e comunque contenuto nel 30% del totale del Fondo.
A parere dei Precari Invisibili della Ricerca, tali criteri stridono fortemente con i principi ispiratori sottostanti al Fondo di Finanziamento straordinario e non dovrebbero essere in alcun caso utilizzati per la ripartizione di tale fondo, né da parte dell’Ateneo, né nella programmazione degli organici da parte delle Facoltà.
Per queste ragioni, i Precari Invisibili della Ricerca
A parere dei Precari Invisibili della Ricerca, tali criteri stridono fortemente con i principi ispiratori sottostanti al Fondo di Finanziamento straordinario e non dovrebbero essere in alcun caso utilizzati per la ripartizione di tale fondo, né da parte dell’Ateneo, né nella programmazione degli organici da parte delle Facoltà.
Per queste ragioni, i Precari Invisibili della Ricerca
CHIEDONO
- che si prenda coscienza del fatto che l’utilizzo di qualsiasi criterio di ripartizione non conseguente al DM 565/07 è ingiusto e discriminatorio per tutti i dottorandi, gli assegnisti di ricerca e i ricercatori a tempo determinato dell’Università della Calabria;
- che vengano rimessi in discussione i criteri di ripartizione per le Facoltà del Fondo di
Finanziamento straordinario per l’anno accademico 2008/2009 e che vengano ripristinati i principi di riconoscimento del merito scientifico e di lotta al precariato nel mondo della ricerca propri della legge 296/06 e del DM 565/07.
Rende (CS), 30/03/2009
I Precari Invisibili della Ricerca - UniCal
Nodo Calabrese dell’O NDA PRECARIA
(Docenti e Ricercatori Precari)
Nodo Calabrese dell’O NDA PRECARIA
(Docenti e Ricercatori Precari)
lunedì 9 marzo 2009
Riunione del 4-3-2009
L’incontro di oggi è stato interamente dedicato alla discussione del
documento da presentare al rettore, in vista della prossima riunione
del senato accademico. Amerigo ha dato lettura dei punti contenuti nel
documento (disponibile tra i file del gruppo): concorsi a ricercatore,
contratti a tempo determinato, fondo giovai ricercatori,
rappresentanza dei precari, disciplina delle scuole di dottorato). In
generale, le questioni discusse restano pressoché invariate rispetto a
quelle contenute nella bozza. Nel dettaglio:
• si è manifestata la necessità di richiedere una migliore gestione
dei fondi per i giovani ricercatori che vada nella direzione di
premiare i progetti più validi (almeno biennali) mediante il
riconoscimento di un contributo finanziario che sia capace di
rispondere in “modo serio”, e non solo simbolico, alle esigenze dei
giovani ricercatori. Si richiede, quindi, una selezione più accurata
della qualità dei progetti finanziabili e un parallelo e deciso
incremento del finanziamento stesso.
• Per quanto riguarda la disciplina dei dottorati è stato evidenziato
che, tra le altre cose, si richiede la soppressione dei posti senza
borsa.
• Per quanto riguarda i contratti a ricercatore a tempo determinato è
emersa la necessità di verificare quali differenze ci sono tra il
regolamento universitario che disciplina tali figure e quello previsto
dalla legge Moratti. Al riguardo sarebbe opportuno procedere con
un’analisi di entrambi i provvedimenti, in modo da capire quali sono
le opportunità dell’uno e dell’altro.
• A queste proposte si è aggiunta quella di prevedere un premio per
“la migliore tesi di dottorato”: il vincitore si vedrà riconosciuto un
contributo economico simbolico (questo si!) e la pubblicazione
dell’abstract sul sito.
È inoltre emersa la necessità di fare il punto sull’attività di
“censimento” presso i dipartimenti. L’idea è quella di verificare
tramite un questionario da sottoporre ai dipartimenti, appunto, lo
stato delle cose e avanzare anche presso tali strutture le proposte,
opportunamente adeguate, del documento per il rettore.
Enrico ha segnalato, inoltre, l’assemblea del comitato unical che si
terrà domani presso la filol8 per discutere della questione “centro
residenziale”. Chi potrà è invitato a partecipare in modo da tenere
aggiornato il gruppo sulla faccenda.
L’ultimo punto, ma non meno importante, ha previsto l’organizzazione
di una “festa precaria” e perché no di autofinanziamento per la quale
si accettano idee, proposte, disponibilità, ecc. ecc.
documento da presentare al rettore, in vista della prossima riunione
del senato accademico. Amerigo ha dato lettura dei punti contenuti nel
documento (disponibile tra i file del gruppo): concorsi a ricercatore,
contratti a tempo determinato, fondo giovai ricercatori,
rappresentanza dei precari, disciplina delle scuole di dottorato). In
generale, le questioni discusse restano pressoché invariate rispetto a
quelle contenute nella bozza. Nel dettaglio:
• si è manifestata la necessità di richiedere una migliore gestione
dei fondi per i giovani ricercatori che vada nella direzione di
premiare i progetti più validi (almeno biennali) mediante il
riconoscimento di un contributo finanziario che sia capace di
rispondere in “modo serio”, e non solo simbolico, alle esigenze dei
giovani ricercatori. Si richiede, quindi, una selezione più accurata
della qualità dei progetti finanziabili e un parallelo e deciso
incremento del finanziamento stesso.
• Per quanto riguarda la disciplina dei dottorati è stato evidenziato
che, tra le altre cose, si richiede la soppressione dei posti senza
borsa.
• Per quanto riguarda i contratti a ricercatore a tempo determinato è
emersa la necessità di verificare quali differenze ci sono tra il
regolamento universitario che disciplina tali figure e quello previsto
dalla legge Moratti. Al riguardo sarebbe opportuno procedere con
un’analisi di entrambi i provvedimenti, in modo da capire quali sono
le opportunità dell’uno e dell’altro.
• A queste proposte si è aggiunta quella di prevedere un premio per
“la migliore tesi di dottorato”: il vincitore si vedrà riconosciuto un
contributo economico simbolico (questo si!) e la pubblicazione
dell’abstract sul sito.
È inoltre emersa la necessità di fare il punto sull’attività di
“censimento” presso i dipartimenti. L’idea è quella di verificare
tramite un questionario da sottoporre ai dipartimenti, appunto, lo
stato delle cose e avanzare anche presso tali strutture le proposte,
opportunamente adeguate, del documento per il rettore.
Enrico ha segnalato, inoltre, l’assemblea del comitato unical che si
terrà domani presso la filol8 per discutere della questione “centro
residenziale”. Chi potrà è invitato a partecipare in modo da tenere
aggiornato il gruppo sulla faccenda.
L’ultimo punto, ma non meno importante, ha previsto l’organizzazione
di una “festa precaria” e perché no di autofinanziamento per la quale
si accettano idee, proposte, disponibilità, ecc. ecc.
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