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giovedì 24 dicembre 2015

Come un lavoretto estivo

Ricordate: era stato dato parere negativo riguardo l'estensione dell'indennità di disoccupazione per dottorandi, borsisti e assegnisti. E' arrivata la risposta ufficiale dal ministero del lavoro (pdf via Diritto Lavoro), assolutamente in linea con l'idea, espressa tempo fa dal ministro titolare del dicastero, di incentivare i lavoretti estivi gratuiti per gli studenti. In particolare spicca questo passaggio:
In tale contesto, l'art. 22 individua negli "assegni di ricerca" una tipologia di rapporto del tutto peculiare, fortemente connotata da una componente "formativa" dell'assegnista (si pensi ai progetti di ricerca presentati dai candidati, selezionati e finanziati da parte del soggetto che eroga l'assegno).
Di fatto questa è la motivazione principale per respingere l'estensione dell'indennità a tale tipologia di lavoratori. Nelle mailing list accademiche, Claudia Pratelli rileva i seguenti e condivisibili punti:
1. Emergono rilevanti contraddizioni nella maggioranza di governo dato che questa risposta arriva pochi giorni dopo l'approvazione in Parlamento di un ordine del giorno che, grazie al lavoro di alcune parlamentari, impegna l'esecutivo a valutare l'estensione della DIS-COLL ad assegnisti, dottorandi e borsisti.

2. Il Ministero del Lavoro ha scelto da che parte schierarsi nella dialettica interna alla maggioranza e opta per espellere i precari dell'università dal perimetro dei lavoratori.

3. Tale scelta è sostenuta da argomentazioni scarsamente comprensibili o del tutto infondate.
Non è ben chiaro perché il fatto di basare la propria attività su un progetto di ricerca denoti un'attività formativa. I contratti a progetto che, ricordiamo, rientrano nella fruizione della DIS-COLL, si basano sulla realizzazione di un progetto. Eppure sono considerati contratti di lavoro. La differenza è che nel caso degli assegnisti si tratta di progetti di ricerca. Emerge dunque l'impressione che nella tesi del Ministero la ricerca non abbia la dignità di altri lavori.
Nella risposta all'interpello, inoltre, il Ministero arriva a negare che i dottorandi con borsa versino contributi alla Gestione separata, compiendo un errore marchiano (qui nota INPS sull'iscrizione alla Gestione Separata delle borse di studio per la frequenza dei corsi di dottorato di ricerca), come possono confermare le migliaia di dottorandi che ogni anno versano oltre 1.300 euro di contributi.

4. Il silenzio del MIUR è diventato insostenibile e imbarazzante.
Richiamiamo tutta la comunità accademica all'esigenza imprescindibile di prendere posizione e far sentire la propria voce nei confronti di un atto che non solo offende la dignità del lavoro di migliaia di giovani ricercatrici e ricercatori, ma che delegittima la funzione sociale della ricerca e degli atenei e centri di ricerca che la producono.

mercoledì 16 dicembre 2015

Niente indennità ai precari dell'università

La Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha bocciato la possibilità di estendere la DIS-COLL agli assegnisti di ricerca senza nemmeno esaminare l'ipotesi di ricomprendere dottorandi e borsisti e limitandosi a prorogare l'istituto per il 2016.
(da FLC CGIL)
Studenti a vita. Ecco cosa sono i ricercatori precari: dottorandi, assegnisti di ricerca, equilibristi delle borse di studio. Firmano un contratto con le loro università, in tutto simile alla “collaborazione coordinata e continuativa” tanto cara al governo che dice di avere abolito la precarietà. E invece ha abolito le “collaborazioni a progetto” ed è tornato ai vecchi cococò. Straordinaria operazione di innovazione.
(Roberto Ciccarelli da Il Manifesto)
Per venerdì 18 dicembre ADI, FLC CGIL, LINK e Rete29Aprile hanno organizzato un presidio in piazza Montecitorio alle 14:00

lunedì 20 aprile 2015

La "buona università": prime indiscrezioni

Inizia a circolare una prima bozza per la buona università, il decreto che riformerà l'accademia italiana realizzato con lo stesso spirito "democratico" della buona scuola: interpellando il meno possibile gli addetti ai lavori. Repubblica ha dedicato un articolo a questa prima bozza, uscito il 17 aprile, che a me personalmente sembra una acritica propaganda sulla buona università (clicca l'immagine per ingrandire):
Di spunti interessanti (ma anche di perplessità) sembrano essercene, almeno a quanto scritto nell'articolo, ma andrebbero sicuramente discussi. E in ogni caso la storia potrebbe cozzare contro l'intenzione di finanziare sul serio l'istruzione in Italia, con esiti devastanti innanzitutto per il Sud e poi, a catena, per tutto il sistema.
Vedremo come andrà a finire...

mercoledì 25 febbraio 2015

Dopo la "buona scuola" la "buona università"

di Michele Gianfelice
Corrado Zunino su Repubblica del 19/02/2015:
Il presidente del Consiglio si presenta al Politecnico di Torino, ateneo dell'eccellenza italiana dove il 91 per cento degli ingegneri lavora un anno dopo la laurea, e chiaramente dice: «Negare che vi siano diverse qualità nell'università italiana è ridicolo. Ci sono università di serie A e B nei fatti e rifiutare la logica del merito e la valutazione dentro le facoltà, pensare che tutte possano essere uguali, è antidemocratico, non solo antimeritocratico ».
[...]
Il rettore dei rettori, Stefano Paleari, presidente della Crui, è vicino a Renzi mentre lui dichiara. E successivamente preferisce non aprire un fronte polemico, ora che potrebbero tornare i soldi per l'università italiana. «Non ho letto aggressività nelle parole del premier», dice Paleari, «le università di A e B sono un modo per dire che ci sono funzioni diverse nei diversi atenei. Alcuni stanno sul mercato internazionale, curano le eccellenze, altri sono veri e propri insediamenti sociali in territori difficili. Resta il fatto che la qualità media di tutti deve restare buona». Crede nell'anno costituente, Paleari: «Nelle ultime cinque stagioni ci sono stati sottratti 800 milioni, abbiamo perso diecimila ricercatori e tutti i docenti sotto i quarant'anni.
Dunque:
  • anche la CRUI - finalmente - riconosce gli effetti della precarizzazione del ruolo docente-ricercatore nell'università italiana;
  • L'UniCal in qualità "insediamento sociale in territorio difficile" è quindi di serie B.
Inoltre,
A fine mese si apre il viaggio politico-amministrativo della Buona università. Questi i cardini della futura legge: uscita dei lavoratori degli atenei dalla pubblica amministrazione, creazione di un comparto autonomo con un contratto unico e poi, sulla strada del Jobs Act, tutele crescenti per i precari e soprattutto i ricercatori, quindi superamento del sistema ingabbiante dei punti organico.
Le uniche parole conflittuali arrivano dagli studenti, già critici rispetto alla Buona scuola.
Quindi:

martedì 24 febbraio 2015

Convocazione Assemblea dei ricercatori per il 26 febbraio 2015

Riceviamo e pubblichiamo:
Gentili colleghi, Vi scrivo per invitarvi a partecipare all'Assemblea dei ricercatori che si terrà il 26 febbraio 2015 alle ore 15.00 presso la Sala stampa del Centro congressi, scusandomi per il breve preavviso, ma vi è in particolare un punto sul quale vorrei riflettere con voi.
Si tratta del punto relativo alla
  • Programmazione triennale del personale, e cioè di come saranno ripartiti e impegnati i Punti organico attribuiti all'UniCal in termini di chiamate, per cui sollecito in particolare i colleghi ricercatori abilitati ad essere presenti; i tempi, appunto, sono abbastanza ristretti posto che il punto in questione è stato inserito nell'ordine del giorno del Consiglio di Amministrazione che si terrà il 27 febbraio 2015 alle ore 15.30.
Con riferimento a tale punto, consapevole della loro intollerabile situazione e limitata visibilità, invito i giovani colleghi ricercatori precari, non strutturati e abilitati (assegnisti, ecc.), a partecipare.
Inoltre, vi sono almeno altre due questioni sulle quali dovremmo discutere, e sono le seguenti:
  • Bozza di Regolamento concernente i compiti didattici e di servizio agli studenti dei professori e dei ricercatori di ruolo (sul punto estendo l'invito ai Professori F. Scarcello, Delegato alla didattica, e N. Leone, che unitamente allo scrivente [Fernando Puzzo] sono componenti della Commissione istituita dal Senato Accademico per predisporre la proposta di Regolamento);
  • Modifica dell'art. 13, comma 4, del Regolamento di Ateneo concernente le disposizioni sui limiti del mandato o delle cariche dei componenti del Senato Accademico, approvata dal Senato Accademico il 10 febbraio 2015.
L'assemblea è aperta a tutti coloro che sono interessati.

martedì 17 aprile 2012

Controsondaggio sul valore legale della laurea

Come avevo scritto una decina di giorni fa, il MIUR ha lanciato un sondaggio sul valore legale della laurea, cui erano seguiti un po' di pareri contrari. Ad esempio i Giovani Democratici della Toscana hanno proposto una controconsultazione, mentre oggi possiamo dire che è ufficialmente disponibile il controsondaggio ufficiale promosso dall'assemblea nazionale Università Bene Comune, tenutasi a Bologna il 24 marzo 2012. Il controsondaggio, che potete raggiungere su una pagina messa a disposizione dal Dipartimento di Informatica dell'Università di Torino, è accompagnato dal seguente comunicato:
Controsondaggio aperto a tutti i cittadini/e sul valore legale del titolo di studio:
le Assemblee nazionali Università bene comune e Scuola bene comune insieme per smascherare gli espedienti ingannevoli sottesi al questionario proposto dal ministro Profumo sul sito del MIUR


Da alcune settimane il sito del Miur ospita un questionario sul valore legale del titolo di studio, organizzato in modo tale che appare realizzato pregiudizialmente al fine di ottenere un risultato scontato: "Sì all'abolizione del valore legale del titolo di studio". L'Assemblea nazionale per un'Università-bene-comune e la Convenzione nazionale della Scuola-bene-comune hanno pertanto deciso di proporre un loro questionario che risulti viceversa trasparente e senza secondi fini, esponendo esplicitamente gli argomenti sia di chi è favore sia di chi è contrario all'abolizione.
Attraverso l'iniziativa si vuole offrire ad ogni cittadina/o della Repubblica la possibilità di esprimersi in modo diretto su un tema che riguarda il futuro del nostro paese e la qualità della nostra democrazia: garantire o non garantire uguaglianza di opportunità nella formazione scolastica e universitaria alle nuove generazioni?
Da parte loro le Assemblee organizzatrici si sono già espresse negativamente rispetto all'abolizione del valore legale del titolo di studio. La mossa del MIUR appare infatti rientrare nei piani del processo di privatizzazione dell'istruzione pubblica già in atto, come emerge dal complessivo definanziamento di scuola e università; dall'adozione di sistemi di valutazione punitivi; dal sostanziale azzeramento del fondo per il diritto allo studio; dal blocco del turn-over; dalla chiamata diretta degli insegnanti, dai contributi "volontari" delle famiglie per l'ordinario funzionamento delle scuole, e dall'aumento vertiginoso delle tasse universitarie.
Il risultato della cancellazione del valore legale del titolo di studio, in un paese come l'Italia, porterebbe inoltre in pochi anni a classificare i diplomati e i laureati solo in base alla scuola o all'ateneo di provenienza, e non alle reali qualità individuali. Verrebbe a realizzarsi così una divisione fra chi potrà permettersi scuole e università di serie A e chi non potrà per ragioni economiche, un ritorno a un passato che pensavamo ormai superato, quando i figli dei dottori facevano i dottori e i figli degli operai gli operai.
La parola dunque ai cittadini/e ricordando sempre e con ammirazione l'articolo 3 della nostra Costituzione nel suo secondo comma, che sintetizza l'agire e l'essere del nostro impegno civile:
"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Il sondaggio si chiuderà il 15 maggio 2012.

venerdì 6 aprile 2012

Il valore legale del titolo di studio e altre facezie

E' da tempo, soprattutto con l'arrivo dell'attuale riforma Gelmini, che si parla del valore legale del titolo di studio. L'idea di fondo della politica degli ultimi anni sarebbe quella di eliminarlo (a mio parere sarebbe, però, l'eventuale ultima mossa da fare all'interno di una riforma completa della pubblica amministrazione, visto che solo in quest'ambito il titolo di studio ha un effettivo valore legale), e il ministero, a quanto sembra, ha intenzione di sondare i pareri della gente sul tema. La consultazione, aperta comunque a tutti previa registrazione,
(...) ha come destinatari tutti i soggetti interessati. Coloro che, in altre parole, sono direttamente o indirettamente interessati al tema e hanno voglia di esprimere la propria opinione. Gli interlocutori privilegiati sono quindi i singoli cittadini che operano nei settori dell'istruzione, della formazione, delle professioni e, più in generale, nel mondo del lavoro, pubblico e privato.
I Giovani Democratici della Toscana hanno avuto modo di crtiticare la scelta del ministero e hanno anzi proposto una contro-consultazione, anche questa aperta a tutti (ma senza necessità di doversi registrare).
Questo tema in particolare, comunque, è solo uno dei molti trattati nella recente assemblea nazionale sull'Università tenutasi il 24 marzo 2012 a Bologna. Università Bene Comune ha pubblicato il documento conclusivo. Da quel documento vi estraggo la parte propositiva, giusto per far comprendere che non ci sono (e non ci sono state) solo critiche e proteste all'interno del mondo universitario:
1) propone di avviare in tutti gli atenei italiani e in ogni dipartimento e facoltà una discussione sui decreti sul diritto allo studio e sul reclutamento negli atenei, già approvati eppure mai discussi se non in rari casi all'interno degli ate­nei, con la sottomissione e l'approvazione di mozioni sui decreti suddetti;
2) propone di costituire un ambito di discussione trasversale, da articolare a livello di ateneo, per sviluppare proposte e iniziative sui temi contenuti in questo documento;
3) propone di costituire un nucleo di coordinamento che viva nei territori e metta in contatto le varie organizzazioni che lavorano sull'Università e la scuola pubblica, al fine di mostrare la con­tinuità e l'importanza di ogni ruolo: studenti, insegnanti, docenti, ricercatori precari e strutturati, PTA, dottorandi e chiunque viva dal basso l'università e la scuola;
4) chiede l'immediata assunzione di tutti i ricercatori vincitori di concorso in attesa di presa di servizio;
5) propone che in tutte le sedi ci si impegni per far modificare gli Statuti nella direzione della massima democraticità, a partire da l'elezione diretta dei Consigli di Amministrazione da parte di tutti i componenti;
6) propone di pensare e realizzare iniziative di testimonianza e protesta anche al di fuori del­l'ambito universitario;
7) promuove la costituzione di un coordinamento tra scuola, università, cultura ed enti di ricerca da realizzare a livello locale e nazionale;
8) propone la costituzione di un gruppo che effettui un monitoraggio costante dell'attività del­l'Anvur;
9) propone di restituire l'autonomia agli atenei accoppiandola ad un'effettiva responsabilizza­zione della loro gestione; responsabilizzazione che non è ottenibile fuori da un modello di gover­no che si invera nel ruolo unico;
10) ritiene indifferibile portare il finanziamento pubblico dell'università italiana alla media eu­ropea;
11) propone la costituzione di un gruppo di lavoro che delinei in un documento un progetto ar­ticolato contenente le linee culturali e le modalità operative attraverso cui costruire u'’università più democratica, aperta e di qualità.

mercoledì 7 marzo 2012

Turnover al 10% col nuovo decreto MIUR

Anche se con un certo ritardo, poiché la notizia è di fine febbraio, vi propongo un esame di un recente decreto del MIUR che a quanto sembra abbasserebbe (anche se forse non per tutte le università) il turnover al 10%. La notizia, proveniente dall'Università di Torino, è circolata via e-mail nella mailing list dei Precari Invisibili della Calabria e vi propongo il testo, a firma di Alessandro Ferretti, di quella e-mail, con giusto alcuni aggiustamenti di html:

Cari colleghi,
vi disturbo per segnalarvi il pericolo insito nel decreto legislativo 437, che è attualmente in fase di approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.
Una disamina analitica la trovate su Roars.
In estrema sintesi, il decreto pone nuovi limiti a reclutamento e passaggi di carriera.
Attualmente 12 atenei sforano il limite del 90% sul rapporto (stipendi personale strutturato)/(ffo) e quindi non possono reclutare, mentre gli altri 51 possono impiegare il 50% dei punti organico derivanti da cessazione.
Con il decreto si introduce un nuovo indicatore: il rapporto tra (stipendi personale strutturato e non strutturato)/(ffo + tasse studentesche). A pagina 15 della relazione tecnica del MIUR stesso ci sono un paio di tabelle da cui si desume che, con l'introduzione del nuovo parametro
  • 37 atenei si troveranno a poter impiegare solo il 10% dei punti organico,
  • 11 ne potranno impiegare il 25%
  • i restanti 17 avranno la possibilità di impiegare il 50% o più.
  • Attualmente l'Università di Torino è vicinissima al vecchio limite del 90%, quindi con tutta probabilità ricadrà nella casistica "turnover al 10%".
Notate bene che questo provvedimento non bloccherà i concorsi bensì le prese di servizio, quindi si rischia di non poter assumere i vincitori dei concorsi attualmente in corso di svolgimento.
Infine, il nuovo indicatore include a denominatore le tasse studentesche, quindi favorisce gli atenei con le tasse più alte.
Ieri [1 marzo] la CRUI ha diffuso il resoconto della sua Assemblea, dedicata quasi interamente a questo decreto, e a fronte delle ovvie preoccupazioni per questa mannaia ha proposto esplicitamente come soluzione "la pura e semplice abrogazione dell?art. 5 del DPR 306/97", ovvero l'abolizione di ogni limite alle tasse universitarie studentesche: neppure in UK ci si è spinti a tanto.
IL rischio è quindi duplice: da una parte una strozzatura inaudita e permanente (non ci sono limiti temporali al provvedimento) a reclutamento e progressioni di carriera e dall'altra una parziale compensazione tramite la liberalizzazione delle tasse universitarie, con la conseguente soppressione "pura e semplice" del diritto allo studio e il disimpegno dello Stato dal finanziamento all'università pubblica, come chiesto a gran voce da Pietro Ichino e soci.

Il 2 marzo il Consiglio di Facoltà dell'Università di Torino si è quindi riunito per discutere la questione, producendo una mozione, che può essere letta sul blog del CPU.

sabato 19 novembre 2011

Senza dottorato non si cresce

Presso l'Aula Magna del Dipartimento di Fisica dell'Università di Catania si terrà martedì 22 novembre alle 16 un'assemblea pubblica sul dottorato. Questo è il comunicato ufficiale diffuso da Collettivo Gatti fisici, Movimento Studentesco Catanese, Coordinamento Precari della Ricerca - Università di Catania, Coordinamento Unico d'Ateneo, Coordinamento in Difesa della Scuola Pubblica Statale (si ringrazia Chiara Rizzica per l'invio sulla mailing list del gruppo):

L'Università di Catania elimina il dottorato di ricerca per far quadrarei l bilancio e pone l'ennesima ipoteca sul suo futuro

Il Senato Accademico, nella seduta del 26 Luglio 2011, ha deciso di dirottare le risorse destinate alle borse di dottorato per laureati sui fondi dei Progetti di Ricerca d'Ateneo per i docenti. Il bilancio dell'ateneo, già falcidiato dai tagli del finanziamento ordinario, imposti dal Governo, non contempla risorse sufficienti per finanziare sia la ricerca dei dottorandi che quella dei docenti. Quindi delle due l'una. Per quest'anno, meglio i professori che i giovani ricercatori. Anche se, ad oggi, questi fondi destinati ai docenti non sono stati ancora erogati. Delle due nessuna, infine!
I corsi di dottorato di ricerca 2011, invece, sono stati attivati e il bando per l'ammissione scade il 24 novembre. Ma, se nel 2008, prima della catastrofe Gelmini, il candidato dottorando poteva scegliere tra 93 corsi attivati, nel 2011 i corsi sono ridotti a 3.
E se nel 2010, nonostante la seconda tornata di tagli indifferenziati, i posti disponibili erano 124, nel 2011 sono solo 36.
E ancora: se fino al 2010 il candidato dottorando poteva contare su 62 borse di studio, pari alla metà dei posti, nel 2011 - complice l'iniziativa zelante del Ministero dell'Università che ha "liberato" gli atenei dal vincolo di finanziare borse di dottorato - i posti messi a concorso sono pochi e le borse di studio sono finanziate tutte da enti esterni all'ateneo.
Partono i corsi di dottorato, dunque, ma si perdono tutte le borse di studio finanziate fino ad oggi dall'Università di Catania. Partono solo i corsi di dottorato "a costo zero" per l'ateneo, agli altri si rinuncia, oppure – come deciso dal ministro - pagheranno tutto i dottorandi con le tasse di iscrizione. La ricerca resta un progetto per pochissimi, meglio se danarosi.

Questa non è un'università per dottorandi. Questa non è la nostra università.

Quali opportunità per la ricerca nell'ateneo di Catania? Quale progetto per la comunità scientifica? Quale futuro per i suoi laureati? E soprattutto, quale ricerca senza nuovi ricercatori e quale crescita scientifica senza ricerca?
Mentre le istituzioni e i vertici dell'Ateneo tacciono sul futuro dell'Università di Catania, trascurando le gravissime ricadute sull'occupazione e sullo sviluppo del territorio attraverso la valorizzazione delle proprie risorse intellettuali, gli studenti, i precari della docenza e della ricerca, i ricercatori e i docenti continuano a difendere un'idea diversa di università pubblica, pluralista e solidale e invitano tutta la comunità universitaria a partecipare all'assemblea pubblica sul dottorato di ricerca.

Per un'idea diversa di società, per un'idea diversa di Paese.

lunedì 20 giugno 2011

Tutti in piedi! Entra Enrico

Tutti in piedi! è uno speciale, trasmesso via web il 17 giugno 2011 per i 110 anni della Fiom, realizzato dalla redazione di Anno Zero e presentato da Serena Dandini. A un certo punto, riprendendo le polemiche sulle dichiarazioni del ministro Brunetta sull'Italia peggiore, intervengono nella trasmissione due rappresentanti del mondo della scuola e dell'università. Ovviamente due precari. L'intero spezzone cui mi riferisco potete trovarlo su youtube postato dalla redazione de Il Fatto Quotidiano, che ha in pratica realizzato una sorta di streaming dell'intero evento postando gli spezzoni pochi minuti dopo la loro effettiva messa in onda sulla rete.
Torniamo, però, a noi: come rappresentante dei precari dell'Università l'intervento viene affidato al nostro Enrico Natalizio. Ho estratto quello spezzone e lo propongo a tutti i lettori:
Nel suo sentito discorso, Enrico sottolinea alcuni punti che mi sembra interessante non lasciare cadere lì, senza link di approfondimento.
Innanzitutto la lotta, o più che altro i tentativi di farsi sentire, iniziata nel 2008: non è un caso che questo blog inizia proprio nel 2008, anche se già da almeno un mese avevo iniziato a scrivere alcuni resoconti su Stipaturi. E questi sono dati di fatto che mi piace sottolineare in questa sede.
E poi il buon Enrico cita l'IIT, l'istituto tecnologico voluto fortemente da Tremonti, e che potete confrontare con gli altri istituti di ricerca italiani: ho giocato un po' con i numeri, e leggete un po' cosa avevo scritto poco più di un mese fa:
Ho poi provato a giocare ulteriormente con i numeri, scoprendo che senza l'ITT e smistando su CNR e INAF i fondi previsti per l'ente tremontiano, la situazione si equilibrerebbe (a fronte della perdita dei lavoratori e delle pubblicazioni). Un'ulteriore equilibratura si otterrebbe smistando personale e quindi anche pubblicazioni tra i vari enti.
Tutto questo, poi, è legato al più ampio discorso sul merito, che non ha senso approfondire più di tanto perché ognuno ha il suo modo per valutarlo, il merito, ma ogni modo ha un paio di punti in comune: i principi di trasparenza e di responsabilità.
Trasparenza nelle procedure di valutazione e responsabilità nei confronti delle scelte fatte.

Per completare, però, eccovi anche la splendida e-mail che Enrico ha inviato alla mailing list nazionale e a quella del Gruppo dei Precari Invisibili (cui continuo ad appartenere un po' impropriamente...)
Ciao a tutti,

vi scrivo dopo l'esperienza di Tuttiinpiedi, in primo luogo perchè voglio condividere con voi tutti i messaggi d'affetto che ho ricevuto da persone dentro e fuori i nostri gruppi precari e poi per raccontarvi brevemente la serata, le emozioni e le possibili prospettive.

Ci leggono in cc due persone che sono state importantissime per la riuscita della serata: la prima è Maurizia Russo Spena, che sono sicuro non necessiti di presentazioni, la seconda è Valentina Vitale, che è una delle giornaliste della redazione di Annozero, in particolare quella che ha messo insieme tutti gli ospiti provenienti dalla società civile e al cui lavoro va tributato un grandissimo GRAZIE!

Non vi tedio con dettagli da "dietro le quinte", piuttosto vorrei farvi partecipi dell'incredibile atmosfera di gioia, entusiasmo e voglia di cambiamento che si respirava grazie alla determinazione e alla dolcezza di Maurizia, alla grinta di Barbara, alla forza delle idee di Claudio lo studente che sarei voluto essere, alla profondissima umanità e schiettezza di Felice il pastore sardo, alla preparazione e alla capacità comunicativa di Edda la signora peruviana e poi soprattutto grazie a tutta quella gente che è rimasta lì anche mentre pioveva, in grandissima parte giovani che aspettavano ogni singola fiammella da parte di chi parlava con loro e per loro per far divampare un incendio di passione civile.

E' stato un onore per me e per noi essere in mezzo a questa gente. E' stato bellissimo scoprire che il pessimismo e lo scoramento vissuti in tanti momenti durante le nostre battaglie non avevano diritto di esistere, perchè anche se inascoltati dai palazzi, i nostri messaggi non hanno mai smesso di fare presa sulla gente, anche se sconfitti dal parlamento, abbiamo svegliato e vinto tantissime personi comuni alla nostra causa.

Forse non mangeremo i frutti che verranno dai semi che abbiamo piantato, ma toccava a noi adesso fare tutto quello che abbiamo fatto.

La serata di venerdì, a mio avviso, è stata importantissima perchè ha realizzato quello che tante volte abbiamo immaginato e sperato nelle nostre lunghe conversazioni, permetterci di avere un ruolo da protagonisti nel cambiamento del nostro paese, insieme a tanta altra gente onesta.
Personalmente penso che non dobbiamo disperdere i contatti che la trasmissione ci ha fornito, e dobbiamo pensare a come organizzarci insieme a Maurizia, Barbara, Claudio, Felice, Edda e i loro mondi per spingere insieme verso il cambiamento.
Una nuova possibilità ci è data ancora dalla FIOM che organizza a Sesto San Giovanni il 24-25-26 giugno una tre giorni di dibattiti (programma). In particolare sabato 25 Giugno siamo stati invitati, al momento informalmente, direttamente da Landini, a partecipare all'assemblea della mattina di movimenti e associazioni su "il lavoro è un bene comune". Spero che i ragazzi di Milano, Torino, Bologna, Padova riescano a partecipare a quell'assemblea, non ho ancora dettagli di come sarà organizzata, ma li girerò in mailing list non appena me li comunicheranno.

Oltre a quest'iniziativa, credo dovremmo pensarne altre per continuare a farci sentire insieme al resto dell'Italia migliore.

Un abbraccio grandissimo e ancora grazie per i vostri messaggi d'affetto,
a presto

Enrico

P.S.: la raccomandazione è la solita: diffondete il video ma ricordatevi di fare riferimento a questo post o, almeno, al blog.

lunedì 13 dicembre 2010

Gli studenti dell'Unical in mobilitazione

Gli studenti dell'Università della Calabria sono pronti per le proteste in concomitanza con il voto di sfiducia all'attuale governo Berlusconi.
La prima iniziativa è una assemblea indetta per oggi alle 15:30 in Aula Magna:

Si replicherà il giorno successivo, domani 14 dicembre, alle 12:00 sempre in Aula Magna:

Per leggere e diffondere, eccovi i link:
comunicato stampa, appello per il 14 dicembre (versione on-line, versione in francese)

venerdì 22 ottobre 2010

Intervento di Di Pietro all'UNICAL ed osservazioni dei Ricercatori Precari

Oggi, all'Università della Calabria, è passato Antonio Di Pietro.
Questo il suo intervento integrale.
In attesa del report completo, ascoltiamo il suo intervento:


Ecco l'intervento dei precari da parte di Daniela Napoli:

venerdì 30 aprile 2010

Assemblea Nazionale di Milano: La mozione

Dall'assemblea nazionale di ieri 29 aprile ecco il documento ufficiale. Ve lo propongo, con la richiesta della massima diffusione:

Mozione sul DDL di riforma dell'Università e sugli obiettivi della mobilitazione dei ricercatori

Le ricercatrici e i ricercatori degli atenei italiani in mobilitazione, riuniti in assemblea a Milano:
  • viste le condizioni di collasso in cui versa il sistema universitario;
  • considerato il fallimento degli interventi di riforma avviati finora;
  • vista la tendenza a diminuire progressivamente le risorse finanziarie necessarie al funzionamento del sistema;
  • ritenendo che lo sviluppo dell’Università statale e della ricerca scientifica sia un elemento essenziale per il benessere economico e sociale del Paese;
riconoscono la necessità di una profonda ristrutturazione del sistema universitario nazionale;
prendono atto delle scelte intraprese dal Governo con il disegno di legge 1905s (c.d. ddl Gelmini);
esprimono forte preoccupazione per i contenuti del ddl, in particolare per i seguenti motivi:
  • la scomparsa della ricerca dalle funzioni fondanti delle università;
  • la deriva aziendalistica e dirigistica delle università;
  • l'emergere di aspetti che comportano la marginalizzazione dei ricercatori attuali e futuri;
  • la precarizzazione della ricerca;
  • la delega al governo sulla riforma del diritto allo studio.
sottolineano che questi provvedimenti si inseriscono in un quadro di crescente impoverimento di risorse finanziarie e di personale, conseguenza dei tagli attuati con le leggi 133/08 e 1/09, in forte controtendenza con i trend internazionali;
chiedono:
  • il mantenimento dell'autonomia e del carattere fondamentalmente pubblico del sistema universitario, con presenza maggioritaria - su base elettiva - delle componenti universitarie rispetto a quelle esterne e con partecipazione paritetica in tutti gli organi di governo e gestione degli atenei, fermo restando che l'indirizzo politico e le competenze su didattica e ricerca spettano esclusivamente a chi appartiene alla comunità universitaria;
  • l'abolizione dei tagli al finanziamento degli atenei, della ricerca e del diritto allo studio e un piano di rifinanziamento anche per ottemperare agli impegni presi dall'Italia a livello di Unione europea;
  • l'uso della valutazione delle strutture (Dipartimenti) come metodo prevalente nella distribuzione delle risorse alle stesse, con eventuale premialità di quote aggiuntive, a fronte di finanziamenti certi, congrui e con programmazione almeno triennale;
  • una riorganizzazione delle tre fasce attuali in un ruolo unico, articolato almeno su tre livelli, con adeguata retribuzione per gli oneri aggiuntivi rispetto alla normativa vigente;
  • una chiara separazione dell'allocazione delle risorse tra reclutamento e progressione di carriera;
  • il finanziamento di un reclutamento straordinario finalizzato al raggiungimento della media europea nel rapporto docenti/studenti, per non aggravare il divario esistente rispetto ai paesi OCSE, rapporto che già oggi è significativamente maggiore rispetto a quello italiano; e comunque chiedono la conservazione dell'attuale numero complessivo di ricercatori e professori;
  • di prevedere, con finanziamenti dedicati, un numero adeguato di progressioni di carriera per gli attuali RTI mediante valutazione nazionale e, comunque, a regime eliminare tutte le distinzioni in termini di accessibilità alla progressione tra RTI e RTD;
  • la cancellazione delle previste misure di riduzione della presenza dei ricercatori e dei prof. associati nelle commissioni di concorso e negli organi di governo dell'Università;
  • l'equiparazione con i professori universitari associati e ordinari in materia di prepensionamento, con la prospettiva di adeguare l’età pensionabile dei docenti alla media europea;
  • l'istituzione di un'unica figura pre-ruolo chiaramente legata a percorsi certi (tenure track), con l'allocazione delle risorse specifiche per la progressione di carriera all’atto dell’assunzione;
proclamano la continuazione dell'indisponibilità a tutte le forme di didattica frontale non obbligatoria richiamando formalmente i nuclei di valutazione a non considerare i ricercatori per la formulazione dell'offerta formativa;
dichiarano che la loro protesta non cesserà fino a quando non verranno presi provvedimenti per accogliere le loro richieste;
aderiscono alla settimana di mobilitazione indetta da tutte le sigle sindacali prevista dal 17 al 22 maggio auspicando che essa assuma un carattere unitario, coinvolgendo docenti, ricercatori strutturati e non, dottorandi, studenti e personale tecnico-amministrativo.

Milano, 29 aprile 2010

(già pubblicata su Science Backstage)

giovedì 6 novembre 2008

Consiglio di Facoltà in piazza

Alle ore 16:00 del 5 novembre 2008 in Piazza XI Settembre a Cosenza inizia il primo Consiglio di Facoltà pubblico della storia dell'Università della Calabria. A indirlo è la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, con unico punto del giorno una discussione sulla Legge 133/2008, approvata in agosto dal governo Berlusconi.

(continua su wikinotizie.it)